LIFE aderisce a una dichiarazione che critica l'acquacoltura intensiva in gabbie galleggianti: l'allevamento intensivo di pesce in mare
Nel più recente rapporto sullo stato della pesca e dell'acquacoltura nel mondo (SOFIA 2026), viene evidenziata la crescente importanza dell'acquacoltura rispetto alla pesca di cattura. Nel 2024 la produzione di animali acquatici tramite l'acquacoltura ha superato i 100 milioni di tonnellate, rispetto alla pesca di cattura che ha estratto 92 milioni di tonnellate.
Per LIFE, tali notizie sono da accogliere con favore, in particolare laddove l'acquacoltura può integrarsi ed essere combinata con la pesca costiera artigianale a basso impatto. L'acquacoltura non nutrita, ovvero l'acquacoltura che utilizza la produzione naturale del mare per produrre frutti di mare sotto forma di molluschi bivalvi e alghe, può anche contribuire a ripristinare gli habitat marini degradati e a pulire le acque inquinate, fornendo al contempo cibo e mezzi di sostentamento per le comunità costiere.
Tuttavia, l'acquacoltura ha un risvolto negativo. Come sulla terraferma per maiali, pollame e bovini, in mare per i pesci ossei la produzione intensiva e industriale in recinti di ingrasso è causa di inquinamento significativo, recinzione delle coste, degrado ambientale e distruzione degli habitat a danno della pesca artigianale e delle comunità costiere. Tali sistemi di acquacoltura carnivora dipendono in modo critico da farina e olio di pesce incorporati nei mangimi. La farina di pesce deriva da varie fonti, tra cui i cosiddetti “pesci da foraggio”, specie di piccoli pelagici. La riduzione di questi pesci in farina e olio può compromettere la sicurezza alimentare e i mezzi di sostentamento delle comunità costiere di tutto il mondo, dal Mar Baltico alla costa dell'Africa occidentale.
Ecco perché LIFE ha aderito a dichiarazione congiunta sull'acquacoltura presentato al 37il Sessione del Comitato per la pesca della FAO (COFI 37). La dichiarazione è stata redatta dalla Confederazione africana delle organizzazioni della pesca artigianale (CAOPA) e sostenuta da 21 organizzazioni della società civile e della pesca su piccola scala (SSF).
LIFE ritiene che aderire a una tale dichiarazione sia particolarmente importante in seguito al discorso del Direttore Generale della FAO al vertice sulla pesca artigianale (SSF Summit), in cui ha messo in discussione la qualità nutrizionale del pesce selvatico, dipingendo la pesca come un'attività che generalmente non è né sostenibile né rispettosa dell'ambiente, né in grado di generare redditi sufficienti.
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